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MOSCA DELLA FRUTTA

MOSCA DELLA FRUTTA

Ordine: Diptera

Famiglia: Tephritidae

Nome scientifico: Ceratitis capitata.

Descrizione del parassita

E’ un insetto assai polifago. Le infestazioni riguardano sopratutto le varietà precoci (Satsuma, Navelina, Tarocco), con inizio nella seconda metà di settembre. Le femmine depongono le uova in piccoli gruppi nel mesocarpo dei frutti. Attorno alle punture operate con l’ovopositore si forma un alone decolorato, mentre sui frutti maturi si forma una macchia di colore brunastro. Le larve si accrescono a spese dell’albedo (parte interna, biancastra, della buccia degli agrumi) o, nel caso di manderini e clementine, a carico della polpa che va incontro ad un processo di disfacimento.

Nelle nostre zone l’insetto compie 6-7 generazioni e trascorre i mesi invernali, in genere, come pupa nel terreno.

Danni

In considerazione della elevata polifagia, C. capitata rappresenta sicuramente uno degli insetti più importanti

dal punto di vista economico in quanto le sue larve possono svilupparsi a carico delle piante da frutto più diffuse, preferendo i frutti ad elevato grado zuccherino e polpa tenera.

L’inizio dell’infestazione dei frutti è difficile da rilevare perché i primi sintomi compaiono nel punto di deposizione delle uova solo dopo un paio di giorni, quando l’area assume un colore più scuro e consistenza più molle, rispetto al resto del frutto.

Le larve di C. capitata sono le responsabili del danno diretto, provocato dalla loro attività trofica all’interno della polpa. I frutti colpiti in breve tempo marciscono divenendo così inutilizzabili. Spesso i frutti attaccati vanno incontro ad una maturazione anticipata che può risolversi nella loro caduta precoce.

Difesa

La difesa è resa difficile data la polifagia dell’insetto che sviluppandosi sui frutti che via via maturano, costituisce un costante pericolo di infestazione e reinfestazione. In caso di interventi preventivi dopo aver installato le trappole cromotropiche trattare al raggiungimento della soglia di 40-50 adulti/trappola/settimana per arancio e di 20 adulti/trappola/settimana per clementine.

Per gli interventi curativi intervenire al 2-3 % di frutti colpiti.

Si consiglia, per gli interventi preventivi, al superamento della soglia di effettuare un trattamento, con esche proteiche avvelenate irrorando su un filare ogni 3-4 la parte esposta a sud della chioma (esche proteiche avvelenate etofenprox, fosmet, diazinone o spinosad); in caso di interventi curativi intervenire tempestivamente utilizzando etofenprox, fosmet, triclorfon o diazinine alle dosi indicate sulle etichette dei prodotti fitosanitari utilizzati.