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DECRETI DI LOTTA OBBLIGATORIA

LOTTA OBBLIGATORIA CONTRO ALCUNI PARASSITI

La crescita degli scambi commerciali aumenta il rischio di diffusione di organismi che possono causare gravi danni economici o ambientali.

Esiste una lista di parassiti “da quarantena” ritenuti particolarmente pericolosi per i danni che potrebbero arrecare all’agricoltura o all’ambiente ed esiste una pest risk analysis che stima il danno potenziale che una specie esotica può provocare una volta importata. Quando il pericolo da potenziale diventa reale, per contrastare la diffusione degli insetti da quarantena vengono emanati specifici decreti di lotta obbligatoria che dispongono le norme da rispettare per i possessori delle piante ospiti e le misure imposte per eradicare o impedire una ulteriore diffusione della specie esotica. L’obiettivo è quello dell’eradicazione, ovvero dell’eliminazione di tutti i focolai di presenza dell’organismo, ma ugualmente importante è l’opera di contenimento e di contrasto alla diffusione sul territorio.

Negli ultimi decenni, grazie all’aumento dei flussi commerciali, un numero sempre crescente di insetti nocivi è stato introdotto in Europa ed in Italia. La globalizzazione è quindi divenuta un importante mezzo di diffusione di organismi associati alle piante i quali, seguendo i percorsi delle merci, vengono trasportati da un Paese all’altro – mezzi di trasporto o mediante materiale vegetale – raggiungendo zone geografiche anche molto lontane dal loro areale originario.

Alcuni di questi organismi provocano forti danni: “Punteruolo rosso”, “Vespa cinese”, “Cerambice dalle lunghe antenne” e “Processionaria del pino” sono quattro esempi di insetti parassiti arrivati in Italia che, sia pur diversi per biologia, caratteristiche morfologiche e piante attaccate, sono accomunati da una identica pericolosità economica ed ambientale, tanto da dovere essere contrastati con appositi decreti di lotta obbligatoria.

D.M. 09/11/2007: Disposizioni sulla lotta obbligatoria contro il punteruolo rosso della palma Rhynchophorus ferrugineus (Olivier). Recepimento decisione della Commissione 2007/365/CE.

 Il Rhynchophorus ferrugineus,meglio conosciuto con il nome di “Punteruolo rosso della palma”, è un grosso coleottero Curculionide che a partire dagli anni ’80 si è diffuso in Oriente e nel bacino del Mediterraneo. Nel 2004 ha raggiunto il nostro Paese e oggi viene segnalato in Toscana, Campania, Puglia, Sicilia e Lazio: rappresenta ormai una vera e propria emergenza fitosanitaria in alcune aree del sud. L’insetto vive all’interno della palma, dove compie tutto il suo ciclo vitale. In poco tempo nella stessa pianta si sovrappongono più generazioni del parassita, con presenza contemporanea di larve e adulti che, con la loro attività trofica, portano alla completa distruzione ed al collasso la pianta ospite. Nelle nostre aree meridionali la palma è una delle specie ornamentali più importanti e gli attacchi del Punteruolo rosso mettono a rischio la tipicità di molte zone del paesaggio. Il decreto di lotta obbligatoria prevede la delimitazione di “zone di insediamento” in cui il parassita deve essere “gestito” in quanto non più eradicabile e di “zone infestate”, che coincidono a grandi linee con l’area perimetrale della zona di insediamento. In queste aree devono essere eseguiti il monitoraggio delle piante sensibili, che non possono essere spostate al di fuori della zona infestata, e il loro eventuale abbattimento e distruzione in caso di sintomi causati dall’organismo nocivo.

  

IL CERAMBICE DALLE LUNGHE ANTENNE

 D.M. 09/11/2007: Disposizioni sulla lotta obbligatoria contro il cerambicide asiatico Anoplophora chinensis (Thomson).

 Uno dei più temibili insetti esotici mai introdotti fino ad oggi nel nostro Paese è l’Anoplophora chinensis o, più semplicemente, il “Cerambice dalle lunghe antenne”. Questo grosso coleottero è stato individuato per la prima volta in Europa, nelle vicinanze di Milano, nel 2001. Può attaccare oltre 20 specie vegetali, arboree ed arbustive, ornamentali e da frutto anche in ottimo stato vegetativo. È innocuo per l’uomo ma, a causa del potente apparato boccale degli adulti e dell’azione prolungata delle larve, riesce a danneggiare buona parte delle piante presenti nelle aree verdi delle città: aceri, ippocastani, betulle, noccioli, faggi, platani, querce, cespugli di Cotoneaster e siepi di lauroceraso. Il relativo decreto di lotta obbligatoria si pone l’obiettivo di tentare l’eradicazione del parassita o, comunque, di contenerne il più possibile la diffusione. Anche per il Cerambice non ci sono armi risolutive: se il monitoraggio sul territorio ne ha accertato la presenza, il decreto impone l’abbattimento di tutte le piante attaccate e di tutte le piante sensibili nel raggio di venti metri da quella infestata. A queste misure occorre abbinare la distruzione del legname, della ramaglia di risulta e delle ceppaie secondo modalità che riducano il rischio di diffusione dell’insetto durante le operazioni. Nelle zone infestate, inoltre, è previsto il divieto di messa a dimora, a scopo ornamentale, delle piante appartenenti ai generi Acer spp., Platanus spp., Betula spp., Carpinus spp., Fagus spp., Corylus spp., Lagerstroemia spp.Malus spp.,Pyrus spp.,Citrus spp., nonché il divieto di commercializzare e trasportare, senza specifica autorizzazione, le piante sensibili al di fuori della zona infestata.

 
 

PROCESSIONARIA DEL PINO

  D.M. 30/10/2007: Disposizioni per la lotta obbligatoria contro la processionaria del pino Traumatocampa (Thaumetopoea) pityocampa (Den. et Schiff.). 

 La Processionaria del pino è soggetta a lotta obbligatoria dall’inizio degli anni ’20. Il recente decreto, che ha abrogato il precedente datato 17 aprile 1998, chiarisce attraverso pochi articoli gli ambiti di intervento intervento e le competenze dei diversi attori coinvolti. Ai Servizi fitosanitari regionali spetta il compito di individuare le aree in cui l’insetto minaccia la sopravvivenza del popolamento arboreo e, esclusivamente in queste aree, prescrivere l’obbligatorietà degli interventi di lotta, anche con il coinvolgimento del Corpo forestale dello Stato. Il Servizio fitosanitario, inoltre, deve garantire la massima divulgazione delle tecniche di prevenzione e contenimento dell’insetto. È, invece, l’autorità sanitaria che deve disporre eventuali interventi di profilassi in tutti i casi in cui le infestazioni di Processionaria rappresentano un rischio per la salute dell’uomo o degli animali. In tal caso, il Servizio fitosanitario indica unicamente le modalità di lotta più opportune (taglio e distruzione dei nidi piuttosto che trattamento in chioma od installazione di trappole a feromoni).

LA VESPA CINESE DEL CASTAGNO
D.M. 30/10/2007: Misure d’emergenza provvisorie per impedire la diffusione del cinipide del castagno, Dryocosmus kuriphilus Yasumatsu, nel territorio della Repubblica italiana. Recepimento della decisione della Commissione 2006/464/CE.
 Arrivata in Italia nella primavera 2002, in provincia di Cuneo, la Vespa cinese (Dryocosmus kuriphilus) è un piccolo imenottero cinipide considerato a livello mondiale tra i più dannosi per il castagno.
In pochi anni, dal primo focolaio piemontese l’insetto si è rapidamente diffuso in buona parte della Penisola grazie all’impiego di materiale di propagazione proveniente dalle aree infestate. Le possibilità di diffusione autonoma del piccolo cinipide, infatti, sono molto limitate ed è essenzialmente attraverso lo spostamento di materiale vegetale che la specie si può diffondere. Un recente decreto si pone soprattutto l’obiettivo di disciplinare l’attività vivaistica. Prescrive che vengano definite delle zone “focolaio”, in cui il monitoraggio ha evidenziato le prime presenze della vespa, e delle zone di “insediamento”, in cui il parassita risulta ormai così diffuso da non essere più eradicabile.
Nelle aree “focolaio”vengono concentrate le misure volte a combattere l’organismo: come la distruzione delle piante infestate e, se necessario, di tutte le piante poste nelle immediate vicinanze. Attorno alle aree di presenza dell’insetto viene creato un cordone sanitario per cui, da queste zone, non sarà più possibile trasportare materiale vegetale nelle aree esenti impedendo un’ulteriore diffusione del cinipide nelle aree di produzione del castagno e nei boschi che ne sono ancora esenti.