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OCCHIO DI PAVONE o CICLOCONIO

OCCHIO DI PAVONE o CICLOCONIO

Ordine: Hyphales

Famiglia: Dematiaceae

Nome scientifico: Spilocaea oleagina Cast. Hugh

Descrizione del parassita

E’ un fungo presente in tutto l’areale di coltivazione dell’olivo. Colpisce tutti gli organi verdi, ma soprattutto le foglie nella pagina superiore dove si manifestano delle macchie più o meno circolari isolate o riunite in gruppi. Tali macchie sono di colore bruno verde costituite da anelli concentrici circondati all’esterno da un alone giallastro.

Questo fungo rimane vitale all’interno dei tessuti per tutto l’anno, con periodi di quiescenza durante le stagioni sfavorevoli invernali (sotto i 5°C) ed estive (sopra i 25°C).

È legato all’acqua, infatti si diffonde come conidi liberi germinati inseriti nelle gocce di pioggia. In seguito, con periodi piovosi o umidi di almeno 2-3 giorni, riesce a penetrare i tessuti verdi dell’olivo. È per questo che le nuove infezioni si compiono di solito in primavera e in autunno.

I conidi trasportati dal vento e dalla pioggia vanno a depositarsi sugli organi sani della pianta assicurando la propagazione della malattia.

In condizioni favorevoli di umidità e temperatura i conidi liberano le zoospore, queste germinano e sviluppano un micelio nello spessore della cuticola senza colpire i tessuti.

Il micelio poi emette verso l’esterno delle conidiospore che contengono dei nuovi conidi che chiudono il ciclo.

Per lo sviluppo del fungo sono necessarie condizioni ambientali in grado di favorire la germinazione delle zoospore, in particolare sono necessari elevate percentuali di umidità relativa e temperature comprese tra 10 e 20 °C (l’optimum è compreso tra 12 e 15 °C), condizioni queste che di solito si verificano in primavera ed in autunno.

La durata dell’incubazione della malattia , periodo compreso tra l’infezione determinata dal contatto delle zoospore con i tessuti vegetali e la comparsa delle macchie, può variare dai 3 ai 5 mesi.

Per macchie che appaiono nel mese di luglio si può far risalire l’infezione al mese di aprile.
Una diagnosi precoce può essere fatta immergendo un campione di foglie in una soluzione al 5% di NaOH o KOH (idrossido di sodio o di potassio) per un tempo di 2-4 minuti a temperatura ambiente se le foglie sono giovani, oppure a 55-60°C se le foglie sono vecchie.

In presenza di infezione di Spilocaea oleaginea si evidenzierà la comparsa di macchioline circolari sulla pagina superiore delle foglie .

Danni

I danni maggiori si hanno negli oliveti poco ventilati, con chiome troppo fitte o eccessivamente concimati con azoto. Si manifestano con la caduta precoce delle foglie infette che determinano una riduzione della funzione vegetativa della pianta con relativa influenza sulla differenziazione delle gemme a fiore e con conseguente riduzione della produzione.

Difesa

Alla ripresa vegetativa dopo aver effettuato un monitoraggio nel proprio oliveto mediante visione diretta delle foglie, ed accertata la presenza del parassita in quanto le macchie sono quasi tutte evidenti sulla pagina superiore della foglia, bisogna effettuare un intervento prima della ripresa vegetativa con prodotti a base di rame.

Le possibili infezioni che si verificano nel periodo della tarda primavera, ancora in forma latente, e che si manifesteranno in settembre possono essere preventivamente rilevate nei mesi estivi, con il metodo della diagnosi precoce. Riscontrata l’infezione va programmato (fine estate – inizio autunno) l’eventuale trattamento per devitalizzare i conidi che si stanno formando e di proteggere la superficie delle foglie dalle nuove infezioni.

In caso di infezioni in atto è opportuno sostituire i prodotti a base di rame con la dodina che possiede maggiore capacità di contenimento delle infezioni.

Riguardo all’attività dei fungicidi rameici, è interessante ricordare come, nel caso dell’occhio di pavone, essi svolgano una duplice funzione di protezione delle foglie non ancora infette ed un’azione defogliante a carico della vegetazione infetta.

In particolare, quest’ultimo aspetto sembra legato a processi di fitotossicità del rame, che riuscirebbe a penetrare nel mesofillo delle foglie attaccate dal patogeno.

L’importanza di questa azione parzialmente eradicante è legata al fatto che dalle foglie cadute a terra il fungo difficilmente riesce ad infettare di nuovo la pianta.

Un criterio che si può seguire nell’impostare una corretta azione di controllo della malattia è di mantenere quanto più bassa possibile la percentuale di foglie infette, e ciò si concretizza in due modi conservando una buona sanità delle piante fino al periodo autunnale, ed eseguendo regolari potature per aumentare la areazione della pianta (riduce nel tempo la bagnatura delle foglie).