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OIDIO

OIDIO DELLA VITE

Ordine: Erysiphales

Famiglia Erysiphaceae

Nome scientifico: Uncinula necator 

Descrizione del parassita

Il patogeno sopravvive in inverno come micelio localizzato all’interno o all’esterno delle gemme, nonché nelle foglie cadute al suolo per mezzo dei cleistoteci (organi di riproduzione sessuata di forma sferica, muniti di appendici filiformi, fulcri, e ricurve alla loro estremità) che in primavera liberano 4-8 aschi contenenti ciascuno 2-8 ascospore. Queste giunte agli organi verdi delle piante, germinano per sviluppare un micelio che vive all’esterno dei tessuti ed ai quali aderisce con appressori, sottraendo i succhi cellulari per mezzo di austori, e che differenzia corti rami conidiofori portanti perpendicolarmente da 2 a 4 conidi. A questi elementi di diffusione agamica è affidata la malattia durante l’intero periodo vegetativo su tutti gli organi verdi della pianta. Per la germinazione di ascospore e conidi sono sufficienti un elevato grado di umidità relativa e temperature di soli 6-7 °C, mentre le piogge sono di ostacolo allo sviluppo delle infezioni. L’optimum termico si aggira intorno sui 20-25 °C, mentre con temperature superiori ai 35 °C il patogeno viene devitalizzato. Il periodo di incubazione ha una durata costante di 6-7 giorni. La malattia si sviluppa in maniera epidemica, nelle annate con scarse precipitazioni e con elevato tasso di U.R. nell’aria.

Danni

Diffuse macchie farinose biancastre, sfumate, sulla pagina superiore delle foglie, su tralci erbacei e grappoli, con comparsa di reticolature o punteggiature necrotiche accompagnate da bollosità ed increspature del lembo fogliare.

Difesa

Intervenire ripetutamente, secondo la gravità delle infezioni. Effettuare un primo intervento all’epoca del germogliamento solo in caso di forti infezioni avutesi negli anni precedenti. Generalmente intervenire nella fase di pre-fioritura con un primo trattamento cautelativo, che va ripetuto nella fase di post-fioritura preferendo prodotti endoterapici di lunga persistenza (triazoli, pirimidine, ecc.). In seguito, dall’allegagione e sino alla chiusura del grappolo, sopratutto nel caso di virulenza del fungo è necessario alternare i principi attivi impiegati raccorciando i turni di intervento ed avendo cura di bagnare uniformemente tutta la vegetazione ed i grappoli.

E’ consigliabile poi, tra due trattamenti liquidi, eseguire un trattamento con zolfo in polvere. Dalla chisura grappolo e sino all’invaiatura, secondo nesessità, proseguire nella difesa della coltura preferendo gli zolfi bagnabili, il quinoxifen o le strobilurine. E’ possibile anche utilizzare con successo l’Ampelomices quisqualis consentito in agricoltura biologica.

 
 Macchie dendritiche su tralci