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PERONOSPORA

PERONOSPORA DELLA VITE

Ordine: Peronosporales

Famiglia: Peronosporaceae

Nome scientifico: Plasmopara viticola 

Descrizione del parassita

Si conserva sotto forma di oospore (fruttificazioni sessuate) nelle foglie infette cadute nel terreno. In primavera, quando la temperatura media giornaliera si aggira sui 10-12° C e cadono almeno 10 mm di pioggia in 24 ore, le oospore germinano liberando le zoospore che, con gli schizzi della pioggia giungono sulle foglie.

Qui, in presenza di un velo d’acqua, emettono un tubo micelico che penetra attraverso gli stomi, presenti solo nelle foglie dei germogli lunghi almeno 6-10 cm., avviando così un’infezione primaria. Segue un periodo di incubazione durante il quale si sviluppa il micelio del fungo. Al termine di questo periodo, la cui durata è legata al tasso di umidità dell’aria e alla temperatura, compaiono “macchie d’olio” sulla pagina superiore e una muffa biancastra sulla pagina inferiore costituita da rami conidiofori portanti i conidi che fuoriescono dalle aperture stomatiche. Con i conidi si realizzano le infezioni secondarie che necessitano un limitato tempo di bagnatura degli organi suscettibili. Con temperature ottimali sui 18-24° C e in soli 30-45 minuti si ha la germinazione dei conidi con evasione delle zoospore che germinano e realizzano l’infezione.

Danni

La Plasmopara viticola infetta tutti gli organi erbacei delle vite. Sulle foglie in accrescimento i primi sintomi sono riscontrabili sulla pagina superiore e consistono in zone decolorate (macchie) piuttosto estese (3 cm e più di diametro) dai contorni relativamente regolari. Sono localizzate preferibilmente lungo i margini e risultano clorotiche giallastre e tipicamente traslucide (denominate macchie d’olio) nel caso della maggior parte dei vitigni a uve bianche e rosse, rossastre in alcuni vitigni ad uve nere. Successivamente tali aree decolorate possono imbrunirsi e necrotizzare. In condizioni di elevata umidità sulla pagina inferiore, in corrispondenza delle zone decolorate (macchie d’olio) si può osservare la formazione di efflorescenze biancastre rappresentate dalle strutture riproduttive del fungo. Se le foglie sono molto recettive e se l’ambiente è molto favorevole alla malattia, comparsa della efflorescenza biancastra e necrosi possono verificarsi senza la preliminare formazione delle macchie d’olio. Gli attacchi gravi di peronospora determinano in genere la caduta anticipata delle foglie (filloptosi).

Nel caso di foglie vecchie ed in particolar modo dopo l’estate così come su quelle di vitigni resistenti, le macchie di peronospora risultano piccole, di forma poligonale, delimitate tra le nervature (Peronospora a mosaico).

I tralci erbacei subiscono attaccati in modo particolare in prossimità dei nodi, generalmente a partire da infezioni sui piccioli fogliari. I sintomi consistono in aree prima idropiche, poi livide e successivamente necrotiche. Spesso si originano spaccature longitudinali in corrispondenza delle quali può svilupparsi l’efflorescenza biancastra costituita dalle sporificazioni della Plasmopara viticola. L’azione del fungo, sui tralci erbacei determina ipertrofia dei tessuti con conseguente accrescimento unilaterale del tralcio che si piega andando a formare un uncino o una forma a “S”.

Sui grappoli l’infezione può avvenire direttamente o indirettamente a partire dal tralcio erbaceo. Prima dell’allegagione possono comparire sintomi caratterizzati da macchie livide oltre che da ipertrofie deformanti il peduncolo, raspo e racimoli (forme ad uncino o a “S”).

In seguito, se le condizioni sono favorevoli allo sviluppo del fungo, i grappoli possono venir ricoperti dalle fruttificazioni del patogeno e quindi seccare. Dopo l’allegagione, gli attacchi di peronospora determinano sui grappoli, due diverse sindromi che vengono comunemente chiamate come marciume grigio e marciume bruno.

Il marciume grigio è tipico dei giovani grappoli con raspo e racimoli ancora in gran parte erbacei e acini piccoli. L’infezione di tali organi si manifesta con una colorazione plumbea, successivamente vengono ricoperti dalle fruttificazioni del fungo emesse attraverso gli stomi degli acini con formazione nell’insieme di una colorazione grigia.

Sui grappoli più vecchi, l’infezione degli acini determina, per lo più senza evidenziare fruttificazioni fungine (da qui il nome di peronospora larvata), una colorazione brunastra, perdita di turgore e avvizzimento. L’assenza di fruttificazioni del fungo si spiega in quanto “l’evasione del fungo” dagli acini esclusivamente attraverso gli stomi o altre fessurazioni.

Quando gli stomi degli acini (con l’aumentare dell’età) perdono funzionalità e/o degenerano il micelio del fungo rimane “intrappolato” all’interno dell’acino e di conseguenza non sono possibili evasioni di organi sporulanti del fungo in questione. Il marciume grigio si verifica abitualmente in primavera, viceversa la peronospora larvata è particolarmente frequente nelle estati fresche e piovose che consentono attacchi tardivi.

I danni legati alla presenza ed alle infezioni di Peronospora sono legati ai seguenti fattori:

riduzione della produzione dell’annata

riduzione delle riserve nutritive della pianta

perdita di vigore e riduzioni di produzioni anche ingenti nelle annate successive.

Difesa

Lo sviluppo delle infezioni di P. viticola è strettamente legato alle condizioni meteorologiche.

Il costante rilevamento dei dati climatici (temperatura dell’aria, intensità e durata delle piogge, durata della bagnatura fogliare e umidità relativa) e la successiva elaborazione dei dati mediante modelli più o meno complessi, permette di fornire importanti indicazioni sullo sviluppo della malattia.

Il modello empirico più semplice ed ancora maggiormente utilizzato è quello cosiddetto dei “tre dieci” che permette di prevedere le infezioni primarie al verificarsi delle seguenti condizioni: 10 cm di lunghezza del tralcio, 10 mm di pioggia caduta nell’arco delle 24-48 ore, 10°C di temperatura minima. Ulteriori modelli previsionali sono allo studio in questi ultimi anni in vari paesi ed alcuni di essi sono in fase di verifica, tra questi possiamo ricordare l’EPI (stato potenziale delle infezioni) che permette di prevedere l’intensità del rischio di infezioni sulla base di confronti di serie storiche di osservazioni meteorologiche con quelle dell’anno in corso.

Fino alla pre-fioritura se non compaiono le prime “macchie d’olio” non effettuare alcun intervento; in caso contrario intervenire subito dopo la comparsa dei sintomi.

Effettuare, comunque due trattamenti cautelativi in prefioritura e allegagione con antiperonosporici endoterapici (fenilammidi). Nelle altre fasi fenologiche, se non sono comparse le “macchie d’olio” non eseguire alcun intervento, in caso contrario è importante la tempestività dei trattamenti, l’utilizzo di acqua a pH non alcalino e le perfette condizioni della macchina irroratrice utilizzata. Sono consigliati 1-2 trattamenti con Cimoxanil entro 2 o 3 giorni dalla pioggia infettante (persistenza 3-5 giorni), per sfruttare la capacità di bloccare le infezioni in atto, da far seguire, se necessario, da applicazioni di fenilammidi (persistenza 10-12 giorni); dimetomorf, iprovalicarb, tutti in miscela con fungicidi di copertura. I trattamenti devono essere cadenzati sulla base della pressione della malattia e proseguiti sino a quando le condizioni meteorologiche sono favorevoli alla malattia (pioggia e/o alta umidità relativa). Nel mese di agosto-settembre , 1-2 applicazioni di derivati rameici controllano le infezioni tardive (“macchie a mosaico”) ed aiutano anche a limitare le varie forme di marciume dei grappoli.